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Divieto alcolici agli adolescenti di Natalia Danesi

Natalia Danesi
Estate 2009


Anche a Brescia si discute del provvedimento di Milano contro l'uso di alcolici da parte di adolescenti

Da oggi Milano entra in vigore l’ordinanza che vieta non solo la somministrazione, ma anche il consumo di alcolici ai minori di 16 anni. I ragazzini pizzicati a bere rischiano una multa fino a 450 euro, che sarà recapitata a casa ai genitori. Nelle scorse ore, i rappresentanti istituzionali del capoluogo hanno fatto appello alle Amministrazioni perché seguano la stessa linea di condotta. Ma per ora, di ordinanze tanto restrittive a Brescia non c’è l’ombra. E anche chi è d’accordo con il provvedimento, tuttavia non manca di aggiungere che per combattere la piaga dell’abuso di alcol tra i giovanissimi ci vuole ben di più che qualche divieto e qualche sanzione, sia pure salatissima. L'assessore alla Sicurezza Fabio Rolfi smentisce subito che la Loggia abbia intenzione di replicare il provvedimento milanese e spiega che la Loggia sta lavorando in un’altra direzione. «È in corso un confronto con i gestori dei pubblici esercizi per una collaborazione più ampia, entro cui potrà sicuramente essere inserito anche il tema della vigilanza sul consumo di alcolici da parte degli under 16. Il fenomeno c’è, ma un’ordinanza non basta». spiega. L’intenzione è arrivare a stilare un protocollo d’intesa, con l’obiettivo di «contenere i disagi della movida». «Metteremo in campo anche gli steward a supporto della municipale, per mediare tra ragazzi e baristi - annuncia -. Episodi come la zuffa a Borgo Wuhrer dell’altra sera non devono più accadere». E sul coinvolgimento dei pubblici esercizi riscontra ancora qualche problema Silvano Nember (Confesercenti) che spiega: «L’ordinanza del Comune di Milano si aggiunge ad una disposizione del codice civile vigente da anni che vieta ai gestori di vendere alcol agli under 16. Una norma che generalmente viene rispettata.Tuttavia c’è un effettivo problema nel distinguere un 15enne da un 17enne. Di più. Ci si chiede per quale ragione sia impedita la somministrazione, ma non la vendita nei negozi». Nember registra anche una carenza di controlli, tant’è che in tanti anni di esperienza «mai ho avuto a che fare con un barista che è stato sanzionato». Chi invece ha a che fare con il mondo dei giovani accoglie con favore il provvedimento del capoluogo. Il professor Paolo Ferliga, psicoterapeuta, riscontra quotidianamente nei trentenni gli effetti dell’abuso di alcol fin dalla primissima adolescenza. «Dati i danni che questo problema sta facendo, questi divieti possono essere un primo passo - registra -. Anche se vedrei bene l’implementazione delle campagne sui rischi nelle scuole, insieme alla progettazione di politiche giovanili che mettano un freno alla cultura dello sballo». Tutti, in genere, concordano nel dire che il consumo di alcolici per i giovanissimi sta diventando un vero problema. «Abbiamo report preoccupanti anche da parte dei curati - segnala don Marco Mori, direttore dell’Ufficio Oratori della Diocesi -. Provvedimenti radicali come quello preso da Milano sono opportuni se c’è un’emergenza: e l’emergenza c’è. Però questo genere di iniziative non possono essere isolate». Per don Mori è importante «un approccio globale» che guardi soprattutto alla «possibilità di offrire ai ragazzi tempo libero più calibrato, più bello e più valido». Per Davide Guarneri, bresciano, presidente nazionale Associazione italiana genitori, l’ordinanza milanese «scoperchia un nodo che esiste, anche se il consumo di alcol è socialmente accettato». Tuttavia Guarneri concorda nel dire che non basta. Bisogna, insomma, «interrogarsi per capire che modello di socialità offriamo a questi ragazzi. Lavorare insieme: società sportive, oratori, famiglie, scuola». Insomma, un divieto a Brescia non basta.

Natalia Danesi

 
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