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Fine Millennio. L’Occidente di fronte al sacro

Grafo, Brescia 1998.
www.grafo.it

Testi di Bruno Forte, Stefano Levi della Torre, Gabriel Mandel, Jurgen Moltmann,  GiangiorgioPasqualotto, Rossana Rossanda, Gianni Vattimo, Svami Yogananda Giri

Ciclo promosso dall'Assessorato alla cultura del Comune di  Brescia nel 1998

Potrebbe sembrare paradossale che proprio nell’epoca postmoderna, caratterizzata dallo sviluppo estremo della scienza e della tecnica, il tema del sacro assuma sempre più importanza orientando l’interesse ed il comportamento di milioni di uomini e donne. Dopo la rivoluzione scientifica del Seicento e l’affermarsi sempre più netto di una concezione razionale della realtà e della storia, pensatori di diverso orientamento prevedevano l’esaurirsi di ogni visione di tipo sacrale e religioso del mondo o quantomeno la riduzione della religione a fatto privato, confinato nel recinto della coscienza individuale. Per alcuni la scienza avrebbe dovuto sostituirsi definitivamente alla religione nel tentativo di dare una risposta ai quesiti ultimi che riguardano il senso della vita, per altri la critica della religione e delle forme di superstizione ad essa connesse avrebbe dovuto consentire un’autentica liberazione dell’uomo e la possibilità di realizzare nella storia quel paradiso terrestre che le diverse chiese promettono per un’altra vita.

Queste previsioni che assegnavano alla ragione ed alla scienza un ruolo decisivo non si sono realizzate. È infatti sotto gli occhi di tutti il proliferare, alla fine del nostro secolo, di atteggiamenti e orientamenti sempre più diffusi che cercano, in ciò che genericamente chiamiamo sacro, una risposta ai problemi fondamentali dell’uomo. Il fenomeno assume le forme più diverse: dall’apparire di numerose sette esoteriche, riservate a pochi iniziati, al ricorso sempre più massiccio a maghi e cartomanti, dalla riscoperta dei valori originari del cristianesimo alla passione per le religioni orientali, dalla curiosità crescente tra i giovani per ciò che ha a che fare con l’orrifico ed il “satanico” alla ripresa di una pratica di fede gioiosa e ad un ritorno delle vocazioni, dal diffondersi della new age all’uso sempre più frequente di monili ed amuleti come porta-fortuna. Si tratta di forme molto diverse e spesso in forte contrasto tra di loro, ma che si presentano tutte contemporaneamente nella società postmoderna e che assumono sempre più un carattere di massa. Senza dubbio in questi comportamenti vediamo riaffiorare anche tratti fortemente regressivi, superstizioni che pensavamo ormai morte e atteggiamenti di tipo patologico. Certo si può distinguere tra ciò che è dettato da una ricerca autentica di verità e ciò che è prodotto dal mercato, che tende sempre più al consumo del sacro, ma forse un’indagine a tutto campo che consideri le diverse forme di ritorno al sacro come aspetti di un unico fenomeno può essere interessante. Può evitare la forte tentazione di liquidare gli aspetti del ritorno al sacro ritenuti deteriori, come semplici forme patologiche e cercare invece attraverso la comprensione di queste forme di scoprire il loro rapporto con un bisogno di profonda trasformazione e con una ricerca di senso che appare oggi sempre più necessaria.

Senza voler qui anticipare un’interpretazione univoca di questo diffuso bisogno di sacro è importante osservare che questo fenomeno si presenta contemporaneamente ai processi di globalizzazione che caratterizzano l’età postmoderna. Come abbiamo constatato negli “Incontri in Loggia” dello scorso anno, la nostra epoca è caratterizzata infatti da processi economici e politici di forte integrazione mondiale che tendono ad annullare le differenze di cultura e civiltà tra i popoli della terra. Ciò genera una ricerca sempre più forte di identità, una valorizzazione dei legami di appartenenza ad un popolo, ad una religione, ad una minoranza etnica. Il ritorno al sacro si colloca all’interno di questa ricerca. Il sacro infatti attraverso la religione ha sempre svolto un ruolo di fondamentale importanza nel costruire un legame interno alla comunità, contribuendo senza dubbio a rafforzare il senso di appartenenza identitario.

Se la globalizzazione mina alla radice le identità etniche, il diffondersi del sistema di mercato con la tendenziale trasformazione del cittadino in consumatore mina nel profondo la formazione dell’identità individuale. Liquidati tutti i riti di iniziazione che accompagnavano un giovane nella sua crescita e imponevano all’adulto un’assunzione di responsabilità, la società dei consumi tende ad azzerare tutte le differenze di età, di sesso, di appartenenza culturale, riduce tutti i bisogni a qualcosa di misurabile e prevedibile, trasforma sempre più la natura in un luogo artificiale fruibile per il consumo. La ricerca del sacro esprime il disagio dell’uomo moderno di fronte a questi processi di spoliazione identitaria. È un segnale importante che indica l’esigenza di un recupero di dimensioni profonde dell’esistenza, oggi fortemente minacciate: la necessità di un confronto col tema del dolore, della morte e del senso della vita, il bisogno di un rapporto autentico con la natura, la ricerca di una dimensione trascendente, il desiderio di una relazione con la comunità.

Negli “Incontri” di quest’anno si è cercato di decifrare questo segnale sia analizzando il processo di secolarizzazione tipico della modernità che interrogando alcune delle religioni che più hanno contribuito alla formazione della coscienza e della cultura in Occidente: l’ebraismo, il cristianesimo e l’islamismo che hanno segnato anche attraverso dure e drammatiche contrapposizioni la storia del nostro tempo. Ma anche induismo, buddismo e taoismo che nell’epoca della globalizzazione entrano sempre più a contatto con la nostra culrura.

Nella consapevolezza che un’identità, tanto collettiva quanto individuale, si può costruire solo a partire dal confronto tra idee, punti di vista e percorsi culturali diversi abbiamo invitato a discutere sul tema del sacro relatori credenti, di diverse fedi, e non credenti. Pensiamo così di contribuire a sviluppare nella nostra città un atteggiamento di confronto e tolleranza che le appartiene per storia e tradizione e che non vorremmo mai vedere venir meno. P.F.