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Prigioniero in India. Diario di Domenico Salvatori

Diario di Domenico Salvatori

Domenico Salvatori, Prigioniero in India. Vita quotidiana e grande storia nel diario di un ufficiale, a cura di Gianfranco Porta, Grafo, Brescia 1989. Per ordinare il volume:
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Nei quaderni dell'ufficiale bresciano, la descrizione della vita dei prigionieri, dei loro gesti quotidiani e delle loro strategie di sopravvivenza si allarga da un lato ad una riflessione più generale sulla condizione umana, dall'altro alla rappresentazione di un "impero colossale": l'India degli ultimi anni del colonialismo inglese.

Prigioniero in India pubblica il diario (gennaio 1941 - aprile 1945) di mio nonno Domenico (Carlo) Salvatori. I quaderni autografi vanno dalla partenza per Bolzano, dove assume il comando di un Battaglione (ben presto identificato col suo nome) del 7° Reggimento Bersaglieri, all’imbarco per l’Africa, all’accerchiamento nell’Oasi di Gialo in Cirenaica (Libia), alla prigionia in India.

“Nato a Mantova il 7 marzo 1895, da una famiglia di modeste condizioni economiche – il padre Biagio era uno “zelante e ossequiente funzionario” della ferrovia, la madre, Liduina Zilocchi, una casalinga impegnata nel lavoro domestico e nella crescita dei figli – ancora fanciullo Domenico Salvatori si trasferì con i genitori a Brescia, dove completò le scuole elementari e, e cono non poco sacrificio per il magro bilancio familiare, proseguì gli studi sino al compimento del diploma in ragioneria… Oltre alla sensibilità sociale che gli veniva dalla conoscenza dei sacrifici affrontati dalle masse lavoratrici per uscire da una condizione di miseria e di sfruttamento, un ruolo decisivo nella sua formazione ebbe la tradizione patriottico-risorgimentale nella declinazione nazionalistica… Nell’aprile del 1921 fu tra i protagonisti della rinascita dell’Associazione repubblicana provinciale, schierata su posizioni apertamente antifasciste...e nella primavera del 1924 promosse la costituzione della sezione bresciana di “Italia Libera”…Aggredito e bastonato da alcuni squadristi al termine di una riunione di Italia Libera, Domenico Salvatori dovette chiudere lo studio che aveva in Via Tosio e stabilirsi a Rezzato, dove anche negli anni seguenti avrebbe subito minacce dalle camice nere e ripetute perquisizioni domiciliare da parte delle forze di polizia…Ma quando l’Italia entrò in guerra, egli “che pure aveva previsto con piena consapevolezza dove portasse la strada imboccata da Mussolini, non si tirò indietro e assunse pienamente le proprie responsabilità di cittadino e di ufficiale”. Richiamato una prima volta alle armi all’inizio del 1940 per un corso presso la Scuola di applicazione ed istruzione di Parma, nel gennaio dell’anno successivo fu mobilitato col grado di maggiore e assegnato al Deposito di Bolzano del 7° Reggimento bersaglieri, dove assunse il comando di un Battaglione ben presto identificato col suo nome. Iniziò allora la stesura del proprio diario.” (Dall’introduzione di Gianfranco Porta.)