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Hikikomori - di Carla Costa

Bresciaoggi, 1 aprile 2009

La famiglia, i genitori in particolare, come possono prevenire il fenomeno degli «hikikomori»? Ed è vero che mamma e papà devono lavorare molto sull’autostima del soggetto e non essere iperprotettivi? PAOLO FERLIGA non ha dubbi: «Le cause del fenomeno sono complesse, ma in ogni caso è importante fare attenzione al rapporto con la tecnica: giochi elettronici, computers e Internet consentono di divertirsi e di comunicare senza entrare in relazione con l’altro. Nello stesso tempo illudono di poter parlare con tutti di tutto. Tendono così a sviluppare quei lati onnipotenti della psiche individuale che, particolarmente forti nell’infanzia tendono a essere ridimensionati nella maturità. Se un giovane fin da piccolo passa molto tempo con questi mezzi tende a sostituirli alle relazioni umane, più difficili, ma vitali - avverte Ferliga. Più che lavorare sull’autostima, i genitori dovrebbero preoccuparsi che i figli non sostituiscano alla relazione con la natura e con gli altri la relazione con le macchine. Che peraltro sono utilissime, ma non possono sostituire quella dimensione sensibile fatta di suoni, ma anche di odori e sapori, che solo la vita della natura ci trasmette, e quelle emozioni fatte di vergogna, ma anche di piacere, dolore e gioia che la relazione con gli altri ci propone». PER PREVENIRE l’autoreclusione il professor Ferliga ritiene «fondamentale educare fin da piccoli i figli all’amore per la natura, la montagna, il mare e il lago, la campagna; alla passione per gli animali; alla relazione con i coetanei, e porre dei limiti all’uso di televisione, videogiochi e computers». A questo proposito Paolo Ferliga segnala e consiglia il libro di Antonello Vanni, «Adolescenti tra dipendenze e libertà», editrice San Paolo, appena uscito in libreria.

Carla Costa