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Magda Biglia su Il Giorno

L'uomo torni protagonista.

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L’uomo si ammala quando non vive un rapporto equilibrato fra istinto e spirito, fra corpo e anima.

Laureato in Filosofia a Milano con perfezionamento a Padova, esponente del ‘Manifesto’ negli anni ruggenti, proveniente dallo scoutismo all’Oratorio della Pace e dalle file delle comunità di base di San Nazaro e San Giorgio, consigliere comunale di maggioranza con Mino Martinazzoli e Paolo Corsini, abbandona però la poltrona a metà mandato, insegnante al liceo classico cittadino, la sua via di Damasco per uscire da una grande crisi esistenziale Paolo Ferliga l’ha trovata, allontanatosi dall’utopia marxista, nella psicanalisi e nello specifico nella lettura del ‘Parsifal’ di Claudio Risé. Con lui ora condivide l’associazione ‘Maschi selvatici’ alla ricerca di una nuova identità maschile “per uscire dalla crisi nella società moderna femminilizzata”. Chiesto il part-time dalla scuola, nel pomeriggio conduce un avviato studio di analisi. E prosegue la pratica dell’autocoscienza singola e in gruppo. Lo interessa soprattutto la figura paterna alla quale ha dedicato il libro ‘Il segno del padre’, Moretti & Vitali editori 2005. -Professor Ferliga ci parli della sua folgorazione, del grande cambiamento di vita, anche se come docente un po’ psicologo lo è sempre stato. “Da giovane, non solo ho creduto in un mondo migliore, ma mi sono illuso che sulla terra fosse possibile realizzare una giustizia perfetta, senza ombre. Sbagliavo, perché il male e l’ingiustizia sono connaturati alla natura umana che è fatta di luci e ombre. Il cristianesimo su questo dice una grande verità. Cercavo un senso alla vita e l’antico rovello della psicanalisi è ricomparso. Sono stato in analisi e poi per quattro anni alla Lista, Libera scuola di terapia analitica, in cui insegnava Risé, e ora lavoro come psicoterapeuta, solo con gli adulti però, per tenere separato questo lavoro da quello di insegnante. In classe insegno con passione. La scuola ne ha bisogno, i maschi in cattedra sono una specie in via di estinzione. Si pensa che l’insegnante sia neutro, persino l’insegnante di educazione fisica è lo stesso per studenti e studentesse non più cresciuti nella ricchezza delle proprie differenze. -Lei dice che la nostra è una società femminilizzata. “Certamente. Da anni vedo ragazzi fragili, meno determinati e aggressivi delle compagne. L’uomo deve ritrovare se stesso attraverso la riscoperta dell’istinto e del rapporto con la natura. Il maschio selvatico recupera ciò che di buono c’è nella tradizione riadattandolo ai tempi moderni. L’uomo deve essere uomo, e le donne sono le prime a desiderarlo, chiedono non certo il macho, ma un uomo forte e responsabile. Sono loro le più grandi lettrici di Risé, che spesso regalano ai propri compagni i suoi libri. Spesso sono loro che affollano le conferenze sul padre e sull’identità di genere. Penso che anche per le donne sia importante guardare l’ombra dentro di sé e cercare un rapporto con la natura selvatica. -Ma, e allora i maschi bruti, la violenza sulle donne riferita da dati raccapriccianti? “Non è nell’istinto maschile fare violenza, i violenti sono dei deboli, dei malati. E comunque l’educazione deve dare forma all’istinto. L’uomo si ammala quando non vive un rapporto equilibrato fra istinto e spirito, fra corpo e anima. Non hanno però effetto, anzi sono controproducenti, manifesti come quelli recentemente appesi a Brescia che identificano con l’aggressore la figura del padre. E’ grave sminuire la centralità positiva che la figura del padre ha recentemente ritrovato. I dati poi vanno verificati in modo scientifico, lo faremo. Come mai vengono trascurati, ad esempio, i dati sul male che possono fare le madri ai figli? E non solo quelle che li uccidono appena nati? .-Lei nel suo libro sostiene, come rileva Risé nella prefazione, che il mondo occidentale è orfano del padre, in casa e nella scuola unisex, lontano anche dal Padre con la ‘P’ maiuscola. Sostiene che tale assenza è distruttiva. “In generale l’assenza di un riferimento alla figura di un Padre trascendente, di Dio, ha disorientato l’uomo. Lo capisco anche dalla sofferenza che vedo nel mio studio. Dalla sofferenza di quei padri separati che ora finalmente riuniti in associazioni chiedono di far valere il loro diritto all’assegnazione dei figli, a non vederli sparire nel nulla in mano a madri che li usano contro di loro. . Anche a Brescia hanno un gruppo così come noi ‘Maschi selvatici’ che ci troviamo per discutere e capire. Le nostre riflessioni si trovano sul sito www.maschiselvatici.it -Suo figlio che ne pensa? -“Talvolta scherza e mi prende in giro, ma poi legge Risé, che gli piace molto. -Che cosa pensa sua moglie delle sue teorie? “Penso sia contenta perché mi vede più felice, con un approccio più pieno sia al ruolo di marito che di padre, ruoli non passivi, con assunzione di responsabilità e nessuna fuga di fronte alle difficoltà. Il maschio selvatico non è un uomo insensibile. Anzi è un uomo che dialoga con quella che Carl Gustav Jung chiama l’Anima, la sua parte interna femminile. Sa di non essere perfetto. Sapiente è riconoscere le luci e le ombre dentro di sé. Il rapporto con la natura e la ricerca del sacro sono, nella sua vita, due aspetti indissolubili e indispensabili.

Magda Biglia