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La società senza padri: intervista di Bresciaoggi

I discorsi dell’anima che non si fanno più.

Intervista tratta dal Bresciaoggi del 24  marzo 2001 sul ruolo dei padri nella società contemporanea.

Dopo la triste vicenda di Novi Ligure, sono stati consumati fiumi di inchiostro per tentare di capire cosa si nasconde dietro una “tragedia impossibile” come questa. Niente di apparentemente comprensibile, semmai lo specchio di una civiltà moderna piccola e medio borghese, annoiata, che riesce solo a sostituire le “vecchie parole” con le “nuove tecnologie”. Paolo Ferliga, professore di filosofia e storia, ma anche psicoanalista di formazione junghiana, lunedì 26 marzo nell’Aula Magna del Liceo Arnaldo, alle ore 20.30, su invito dell’Associazione ex-alunni terrà una conferenza dal titolo La società senza padri. A lui abbiamo posto alcune domande sul ruolo del padre nella società contemporanea.

Ma è proprio vero che la società contemporanea è senza padri?
Per chi insegna da anni in un istituto superiore questo è un fatto del tutto evidente. Dell’educazione e del percorso scolastico dei figli si preoccupano soprattutto le madri, che spesso confidano all’insegnante di non essere sostenute dal padre, troppo impegnato nel lavoro. Non solo, oggi nelle famiglie il padre davanti alle richieste del figlio risponde sempre più spesso : “Parlane con tua madre”. Una trentina d’anni fa invece, anche se il padre era comunque via da casa tutto il giorno, le madri ricorrevano spesso alla forza simbolica della sua autorità nei confronti dei figli. “Quando torna sentirai tuo padre!” “Se non fai il bravo lo dico a tuo padre!” A questo proposito Robert Bly nel libro La società degli eterni adolescenti sostiene che oggi negli USA i padri parlano non più di dieci minuti al giorno con i figli, mentre nella Russia dei primi del Novecento il padre dedicava anche un paio d’ore alla conversazione con i propri figli. Per questo tipo di conversazione il russo dispone di una parola apposita che in italiano potremmo tradurre con: ‘discorso dell’anima’. Ecco, oggi i padri raramente hanno con i figli un ‘discorso dell’anima’.

Non mi sembra però che l’assenza di dialogo tra padri e figli sia un fatto del tutto nuovo.
Non è solo un problema di dialogo, ma di relazione. Il distacco tra padri e figli è il risultato di un lungo processo iniziato già nella Grecia antica, quando molte delle funzioni proprie del padre, tra cui quella formativa ed educativa, iniziarono a trasferirsi su altre figure: i pedagoghi e i filosofi. Nel corso del Medioevo l’insegnamento assume forma autonoma e la figura del maestro sostituisce quella del padre nella trasmissione del sapere e nella formazione culturale dei giovani. A partire dalla Riforma poi e per tutto il Settecento è la madre che assume accanto al maestro ed al precettore la funzione didattica. In tutti questi secoli però il padre lavora spesso con il figlio maschio, nei campi, nella bottega o nel laboratorio dell’artigiano. In questo modo il padre trasmette al figlio un sapere maschile fatto di gesti, parole, silenzio… E’ soltanto a partire dall’industrializzazione che il padre viene allontanato in modo permanente dalla famiglia ed inserito per tutto il giorno nel lavoro di fabbrica. Secondo Claudio Risé, che all’argomento dedica alcune pagine del suo bel libro Essere uomini, tale processo si accelera drammaticamente dopo la seconda guerra mondiale con l’affermarsi definitivo della società dei consumi e delle grandi multinazionali che hanno, per così dire, “rapito” i padri alla famiglia ed ai figli.

Lei ha parlato del rapporto tra padri e figli maschi, ma il padre non è importante anche per le figlie?
Certo la presenza del padre è importante anche per le figlie. Se non c’è, per una ragazza sarà più difficile farsi un’idea del mondo maschile ed anche trovare nel suo futuro un uomo da amare e da cui essere amata. Ma per quanto riguarda la trasmissione dell’istinto la figlia ha un solido punto di riferimento nella madre. Per i maschi la storia è diversa. Le madri infatti, che spesso si sobbarcano insieme alla scuola l’onere di crescere ed educare i figli, non possono trasmettere loro ciò che non hanno: l’istinto maschile! Per questa ragione l’assenza del padre, grave anche per la crescita di una figlia, diviene drammaticamente terribile per lo sviluppo psichico e per la formazione di un figlio.

In conclusione, quale ruolo può svolgere il padre nella società contemporanea?
Per secoli il padre ha svolto nei confronti dei figli, maschi e femmine, un compito di cui penso oggi si debba riappropriare: quello di fare da ponte tra famiglia e società, iniziando i giovani alla vita adulta ed aprendoli al mondo dei sentimenti e dei valori. In un’epoca in cui la società dei consumi impone modelli fondati sul successo e sull’apparire, dove l’imperativo è diventare come gli altri, il padre deve indirizzare i figli su un’altra strada, molto più difficile, ma che sola può dare senso alla propria vita. Deve saper dire, anche con il suo esempio, a ciascuno dei propri figli: “Diventa te stesso!”