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Egon Schiele a Como

Corpo e Anima
Inserto de La Provincia per la grande mostra sulla Secessione a Villa Olmo, Como, dal 15 marzo

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Egon Schiele ci è contemporaneo perché ha saputo esprimere in una forma artistica forte e incisiva i temi centrali dell’esistenza: la maternità e la nascita, la passione e l’amore, la malattia e la morte, l’uomo e la donna. All’inizio del secolo scorso, mentre Sigmund Freud scrive L’interpretazione dei sogni, per cercare di curare la sofferenza psichica dell’uomo moderno e per descrivere i meccanismi che nell’inconscio regolano il desiderio, Schiele mette a nudo, con matita e pennello, il corpo. Ed è proprio la rappresentazione del corpo l’eredità forse più significativa di Schiele. Un corpo erotico, nello stesso tempo fisico e psichico. In un’epoca come la nostra che tende sempre di più a ridurre il corpo a immagine, secondo un modello di tipo narcisistico, o a illudersi di sostituire eros con la tecnologia, facendoci intravedere la prospettiva di creare la vita senza l’intervento della sessualità, i corpi di Schiele sono lì a ricordarci la forza indispensabile di eros. Eros lega come un filo rosso tutta l’opera dell’artista così come lo sostiene nella vita. Una vita difficile, segnata dalla morte del padre, quando aveva solo quindici anni, e dalla morte della moglie incinta, tre mesi prima che lui stesso morisse, a soli vent’otto anni. Eros e Thanatos, Amore e Morte, che alcuni anni più tardi Freud individuerà come i due istinti fondamentali, si intrecciano nella sua opera e nella sua vita. Ma è Eros che guida Schiele alla ricerca continua di una verità interiore, che nulla concede al narcisismo dell’apparire. Come testimoniano gli autoritratti che esprimono sempre, attraverso le linee del volto, un aspetto dell’anima.